Roma, Stadio Olimpico

Coppa Italia: la finale

La prima vittoria

5 maggio 2010

Inter-Roma: l’inizio di tutto

La finale di Coppa Italia è la resa dei conti di una rivalità lunga un lustro, che ha visto la Roma spesso unica avversaria credibile dell’Inter. I giallorossi vogliono giocarsi questa finale con tutti i mezzi a loro disposizione, ma l’Inter inizia a sentire l’odore del Triplete. Diego Milito carica il destro, e la Storia inizia a scrivere il suo verdetto.

Descrivere cosa rappresenta questo Roma-Inter non è mai stato facile. Non è stato facile il giorno prima né il giorno stesso, non è facile a 10 anni di distanza, non sarà facile in futuro: Roma-Inter non è “solo” la Finale di Coppa Italia, il primo passo verso un -ancora ipotetico- leggendario Triplete, né la sfida madre di una stagione che ha visto le due squadre lottare una contro l’altra fino in fondo sia in Coppa Italia che in Campionato. Roma-Inter, questa Roma-Inter, è molto di più. È il capolinea di un duello lungo 5 anni, che inizia allo Stadio Olimpico con la Finale di andata di Coppa Italia il 12 Giugno 2005 e che -ironia della sorte- si chiude di nuovo all’Olimpico, di nuovo in una Finale di Coppa Italia. Il 5 Maggio 2010. Una data -e uno stadio- che per i tifosi interisti rappresenta molto più che un incubo.
Ma è proprio da questi dettagli che passa la Storia, sono proprio questi i segnali del trionfo che stiamo per scrivere. Solo che ancora non lo sappiamo.

I 5 anni di rivalità sportiva tra Inter e Roma culminano in una stagione tirata, snervante, persino violenta. Sarebbe una storia sportiva splendida da raccontare se non fosse ammantata di polemiche, accuse, scorrettezze oltre ogni limite: e invece è con queste che si arriva alla Finale di Coppa Italia in questo 5 Maggio. Un cammino lineare, quello dell’Inter: il 16 Dicembre a San Siro Sneijder su punizione elimina il Livorno, il 28 Gennaio ancora a San Siro la Juventus passa in vantaggio con Diego ma viene prima recuperata da Lucio e poi brutalizzata da Balotelli al 90’. In Semifinale tocca alla Fiorentina: a Firenze Balotelli regala una palla da spingere in porta a Milito, a Milano Eto’o inventa uno di quei gesti che solo lui riesce a fare. Due volte 1-0, la Finale ce la giochiamo sul campo neutro dell’Olimpico di Roma: così neutro che all’ingresso delle squadre in tutto lo stadio risuona “Grazie Roma”.

L’Inter scende in campo senza Stankovic e Balotelli e senza Samuel e Lucio sostituiti da Cordoba e Materazzi, ma la partita è sostanzialmente una mattanza: Nicola Rizzoli, all’epoca considerato uno dei migliori arbitri italiani, concede di tutto ai giocatori della Roma. Dopo 5 minuti una entrata killer di Burdisso fa fuori Sneijder mettendo a rischio la sua presenza anche nelle partite successive, al 38’ è invece Ivan Cordoba a dover lasciare il campo a Samuel. Al 40’ però Thiago Motta intercetta di esterno una costruzione della Roma: in questo momento inizia la leggenda del Triplete.

La palla è per Milito poco dopo la linea di metà campo. Il Principe si lancia a testa bassa verso Julio Sergio con intorno cinque difensori della Roma, ma Diego è inarrestabile: tre tocchi per portare avanti la palla, il quarto per difenderla, il quinto è quello letale. Dal vertice sinistro dell’area la palla è una freccia che si infila sotto l’incrocio dei pali opposto. Julio Sergio è battuto, la rivalità con la Roma si chiude così come era iniziata e com’è andata avanti per la gran parte di questi 5 anni.

C’è una cosa che non può passare inosservata, guardando e riguardando il gol di Milito: la telecronaca. A rivederla sembra inverosimile, ma la parola “attenzione” si sente per la prima volta quando Milito non ha ancora toccato palla, è solo sulla trequarti e circondato da sei avversari, senza nessun compagno nelle vicinanze. Riuscite a immaginare una situazione meno pericolosa? Eppure “attenzione”, e il tono si alza.
Perché tutti sanno cosa può fare Diego Milito in quel momento, quanto letale può essere anche nella più innocua delle posizioni. Tutti sanno cosa può fare l’Inter, nei 18 giorni che sconvolgono il calcio italiano.

Passano i secondi 45 minuti in cui c’è da segnalare solo l’indegna violenza giallorossa, culminata nel fallaccio di Totti su Balotelli: la frustrazione di 5 anni condensata in pochi secondi. L’Inter vince la terza Coppa Italia in 5 anni, il primo passo verso la Storia è scritto. Zanetti alza la Coppa al cielo e i ragazzi, uniti in una sola voce, cantano di gioia: “Ce ne andiamo a Madrid!”.

Roma, Stadio Olimpico, 5 maggio 2010.
La Storia del Triplete inizia qui.

Attenzione il Principe,da solo contro Mexes,entra in area,il suo tiroooo,è gol! È gol! È gol!